Un’avventura inaspettata (di Lucrezia)

Un giorno io e una mia amica di nome Giulia eravamo a casa mia a giocare a palla. Entrambe però ci eravamo stancate e Giulia propose: “Ti va di andare a fare un giro al mare?”
Io ero molto felice all’idea e, senza dire nulla, corsi di sopra a prendere il costume, le ciabatte, il telo e gli occhialini. Andammo poi a casa sua e, veloce come un fulmine, lei prese una sacca con già tutto all’interno, come se sapesse che saremmo andate al mare.
Io esclamai: “Wow… hai fatto in fretta!!!” e lei si mise a ridere ma ad un tratto la sua espressione cambiò in peggio.
“Che ti succede?” le chiesi io preoccupata e lei rispose: “Ma… chi ci porta al mare? Mica possiamo andare a piedi!”
A quelle parole il tagliaerba che era nel giardino si alzò in volo magicamente; nessuna delle due aveva idea del perché fosse successo ma entrambe eravamo spaventate. Però poi io presi la mano di Giulia e le dissi: “Secondo me non c’è una spiegazione logica di quello che è appena successo ma sono certa che dobbiamo salire! Quando ci è capitato di avere un’occasione simile?! Mai!!!”
Lei allora mi guardò e mi disse: “Va bene, proviamoci”girls
Il tagliaerba si riappoggiò a terra e senza pensarci due volte montammo a cavalcioni; arrivammo subito tutti e tre alla spiaggia: io, Giulia e il magico strumento; ringraziato il tagliaerba, esso sparì. Tutto ciò ci sembrava alquanto strano ma pensammo che poteva essere un’allucinazione, vedendo però le onde del mare mettemmo da parte i pensieri, ci cambiammo e ci tuffammo in acqua. Essa era fantastica: limpida, chiara, pulita, fresca e stranamente… bagnata, sembrava di essere in un paradiso. Eravamo solo io e Giulia, non c’era niente di meglio; giocavamo, scherzavamo, era la cura migliore dopo tutti i compiti fatti il pomeriggio.

Erano passate già due ore ma a noi sembravano solo pochi minuti. Decidemmo quindi di andare a lavarci e a prepararci. Ci stavamo incamminando, quando ci imbattemmo in una signora che passeggiava. Era il tramonto e la giornata era quasi terminata per noi due, fra qualche ora saremmo dovute tornare a casa ma per finire al meglio quello splendido giorno decidemmo di pedinare la misteriosa donna. Non c’era stato nessuno per tutto il tempo, perché quella figura si trovava lì? Agendo come vere professioniste ci mettemmo a spiarla silenziosamente e quando si girava noi ci nascondevamo dietro alle tante piante che c’erano. Non sapevamo bene a cosa ci avrebbe portato quel comportamento ma volevamo continuare. Ad un tratto la signora si fermò e fece cadere una moneta, poi sparì nel nulla, non sapevamo di preciso se si era nascosta o se era proprio sparita ma in un batter di ciglia raccogliemmo il misterioso soldino.
Esso raffigurava una faccia, non sapevamo di chi fosse ma ci parlò e disse: “Salve, io sono Mr. Greniu, il capitano degli ‘Stati Uniti'” e noi rispondemmo: “Ma non abbiamo mai sentito parlare di lei! E poi non era Obama il presidente?!”
Lui scoppiò in una grande risata ed esclamò: “Ma no! Gli ‘Stati Uniti’ di cui parlo io non sono altro che il nome del mio negozio, o meglio del mio ex negozio…” e sul suo volto apparve una triste espressione.
A quel punto Giulia disse: “Perché dice così?” e lui ci raccontò la sua storia, insomma in sintesi era un uomo ricco e benestante, tutti lo invidiavano e tutti avrebbero voluto possedere il suo negozio. Per invidia un giorno una donna mandò qualcuno ad ucciderlo e prese lei in custodia la boutique. Il punto era che nessuno aveva mai trovato la misteriosa donna e guarda il caso la sua descrizione combaciava perfettamente con la donna che avevamo visto quel giorno al mare. Quando, infatti, sentimmo le parole di quel signore, ad entrambe scese un brivido lungo la schiena.
Io eclamai: “Oh porca miseria! C’è qualcosa che dobbiamo fare per lei Mr. come si chiama?”
Lui era lusingato ma disse: “Voi ragazzine non siete ancora pronte per un’impresa del genere! Sarebbe troppo pericoloso!” ma io e Giulia ci guardammo e io dissi: “No invece, noi siamo pronte!”

Allora lui ci diede tutte le indicazioni e poi riprese la sua posizione senza più parlare. Da quanto aveva detto Mr. Greniu, dovevamo trovare una conchiglia con sfumature viola e rosse. Io e Giulia ci separammo e chi di noi due avesse trovato prima la conchiglia avrebbe dovuto chiamare l’altra. Giulia andò verso Ovest e io verso Est. Entrambe ci chiamammo insieme, avevamo trovato due conchiglie. Ci corremmo incontro ed esclamammo insieme: “Ma come è possibile!?”, poi ricordammo le parole di Mr. Greniu: “Ricordate, quella vera ha ben dodici fili dorati.” Esaminammo allora le due conchiglie e la sua ne aveva undici mentre la mia dodici.
Buttammo la sua e passammo alla fase successiva: trovare la magica sabbia. Dalle indicazioni si trovava nella costa a Nord ed era caratterizzata da sfumature blu. Ancora una volta ci dividemmo ed entrambe trovammo la sabbia, ma questa volta la sua alla luce del sole risultava quella vera. La raccogliemmo in un barattolo e la mettemmo nella borsa a tracolla che era improvvisamente comparsa.
Avendo i due elementi ne mancavano altri due.conchiglie-spiaggia2
Il passo successivo era trovare l’acqua che avrebbe sciolto un capello della bionda, cioè Giulia. Questa sfida era più complicata perché Mr. Greniu ci aveva detto solo che essa si trovava là dove le onde si imbattevano contro gli scogli dove c’era la bassa marea; questa volta decidemmo di andare insieme. Ci avvicinammo alla fila di scogli più vicina ed era lì, l’acqua incantata si trovava proprio in quel punto. Per la prova del nove mettemmo un po’ di quell’acqua nella boccia e ci mettemmo un capello di Giulia.

Tutto era fatto, mancava solo l’ultimo oggetto magico. Il codice da decifrare era però ininterpretabile: “Là dove il sangue di un innocente è stato versato si trova la squama dell’animale che l’ha sbranato. Nel luogo più a Sud dell’Est, nel luogo in cui niente e tutto c’è.”
Non avevamo idea di cosa volesse significare ma naturalmente Mr. Greniu aveva pensato a questo inconveniente e un fascio di luce attraversò il mare e si fermò nel punto in cui dovevamo andare. Insieme nuotammo fino a quel punto ma l’acqua lì era davvero profonda e sporca, come avremmo fatto a trovare la squama? Poi mi ricordai di avere gli occhialini, tornai indietro, li presi e andai di nuovo da Giulia, che mi aspettava con l’ansia stampata in faccia, lei aveva paura dell’acqua alta. La rassicurai e le dissi che poteva stare tranquilla.
Misi gli occhialini e mi immersi nell’acqua in cerca dell’oggetto. Dopo svariati tentativi, alla quinta immersione la vidi: la quama era lì!
“Evviva!!!” esclamai.
Tornammo sulla spiaggia felici, avevamo tutto! Prendemmo allora l’occorrente e guardammo il foglio con le istruzioni che era comparso. Secondo quello che c’era scritto avremmo dovuto versare la sabbia nella conchiglia, lasciarla lì due minuti, poi versare l’acqua e mescolare il tutto con la squama; successivamente soffiare sul composto. Il risultato doveva essere: la sabbia soffiata via e doveva rimanere un oggettino.
Allora facemmo tutto molto, molto precisamente e il risultato previsto era stato ottenuto; da quel miscuglio era venuto fuori un phone… ma a cosa serviva? Tutto d’un tratto comparve la moneta parlante che ci disse: “Bene, vedo che tutte le istruzioni sono state seguite! Ora passiamo alla fase numero 2. Innanzi tutto prendete questo cellulare, è un rintracciatore, vi servirà per trovare la donna sconosciuta che avete visto prima. Successivamente dovrete intrappolarla in un cerchio di fiaccole nella foresta, poi vi darò la mappa e le coordinate, in seguito sarà necessario che voi azioniate il phone e in questo modo la risucchierete. Fatto ciò io comparirò e vi darò le istruzioni per la fase numero 3.”
Io e Giulia ci guardammo con una faccia parecchio confusa ma non ci volemmo arrendere; salutammo Mr. Greniu e ci incamminammo per la foresta che era attaccata alla spiaggia; con la mappa e le coordinate ci sentivamo sicure. Era un’esperienza nuovissima per me ed ero molto emozionata, ad un certo punto, però, Giulia si fermò e mi chiese: “Ma siamo sicure di quello che stiamo facendo? Potrebbe essere pericoloso!”
Io la presi per mano e le dissi: “Senti Giu… questa esperienza mette paura anche a me ma quando poi ci ripenso sono felice perché è una cosa che io voglio fare e voglio viverla con te al mio fianco!”
Lei allora mi ringraziò per averla rassicurata e di nuovo ci incamminammo come se niente fosse successo.